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2010-11-22
Jung e l'Astrologia
di Alessia Giovannini
“L'astrologia rappresenta la somma di tutte le conoscenze psicologiche dell'antichità”
CG Jung

Nel corso della sua lunga carriera professionale, Carl Gustav Jung mostrò più volte un grande coraggio personale nell’indagare questioni che nessun altro, appartenente ai circoli accademici medici/psichiatrici “rispettabili” del suo tempo, avrebbe toccato.
L'astrologia era uno di quei viali bui considerati "tabù" e off limits ma lui, che si considerava in primo luogo un medico e un guaritore della psiche, non si tirò indietro quando ritenne di dover percorrere ed esplorare una strada-tabù al fine di ottenere una migliore comprensione della psiche umana.
Nella sua lunga indagine dell’animo umano, Jung si convinse che fosse possibile conoscere se stessi e guarire la propria Anima attraverso la riscoperta e la connessione con il mondo dei simboli dove l’Anima stessa, nell’arco dei secoli, aveva nascosto le proprie tracce più profonde e il proprio alfabeto.
Entrare in contatto con l’essenza più profonda della propria Anima (processo che Jung chiamerà “individuazione”, cioè la possibilità di realizzare la propria unicità), significava capire innanzitutto il linguaggio simbolico di cui l’Anima si serve per parlare alla mente cosciente e dunque interpretare quei messaggi animici e universali che per millenni erano stati nascosti nelle figure della Mitologia, dell’Alchimia e – come vedremo – dell’Astrologia.
L’Anima– spiega Jung – parla una lingua fatta di simboli che si manifestano soprattutto attraverso i sogni: per comunicare, essa utilizza simboli archetipici (cioè innati ed universali) e li trasforma in immagini che – opportunamente interpretate – ci permettono di ascoltare la sua voce. Tutti noi possediamo un “bacino” inconscio di questi simboli, poiché essi si sono talmente radicati nella mente umana attraverso i millenni da essere da noi ereditati al momento della nascita anche se non ne abbiamo consapevolezza. Il bacino da cui la nostra Anima attinge le immagini simboliche per comunicare con noi è quello che Jung chiama “inconscio collettivo”: si tratta di un contenitore psichico universale formatosi nell’arco dei millenni e che è comune a tutti gli uomini e a cui tutti gli uomini possono attingere.
Nell’inconscio collettivo sono contenuti tutti i simboli animici e arcaici (gli archetipi, appunto) e i valori socio-culturali propri di ogni civiltà. Noi nasciamo avendo idee già innate e da subito condivisibili con i nostri simili proprio grazie al fatto che condividiamo con altri esseri umani lo stesso inconscio collettivo.
Fu proprio l’indagine dei vari simboli umani che davano vita all’inconscio collettivo a far avvicinare Jung all’Astrologia. Durante i suoi studi, infatti, Jung capì che l’Astrologia si serviva di simboli arcaici utilizzati da millenni e che – misteriosamente – erano capaci di riflettere reali caratteristiche individuali: il tema astrale individuale gli si rivelò come un universo simbolico in cui era riflessa l’immagine di colui a cui apparteneva il grafico astrologico. “L'astrologia è un metodo intuitivo come l'I Ching, la geomanzia e altri procedimenti divinatori. Si basa sul principio della “sincronicità”, vale a dire della “coincidenza significativa”. ... L'astrologia è una psicologia ante-litteram “proiettata”, in cui le diverse attitudini e temperamenti umani sono rappresentati da dèi ed identificati con i pianeti e le costellazioni zodiacali”. Jung intuì, dunque, che nel tema astrale veniva “proiettato” simbolicamente attraverso i pianeti il temperamento di un individuo: “Noi siamo nati in un determinato momento e in un determinato luogo e, come il vino d’annata, abbiamo le qualità dell'anno e della stagione in cui siamo nati. L'astrologia non afferma nulla più di questo” scrisse a proposito dell’astrologia. E ancora: “La cosa sconcertante” scrive “è che c’è davvero una curiosa coincidenza (sincronicità) tra i fatti astrologici e psicologici, al punto che si può sia isolare il tempo (cronologico) dalle caratteristiche di un individuo, sia dedurre certe caratteristiche da un determinato periodo di tempo. Quindi dobbiamo concludere che quelli che noi chiamiamo motivi psicologici sono in un certo senso identici alle posizioni delle stelle”.
Quando però cominciò a manifestare il suo entusiasmo per le scoperte che andava facendo in relazione all’Astrologia, la reazione fu durissima. Freud consigliò subito Jung di non approfondire la visione del mondo astrologico poiché questo avrebbe potuto distruggere la sua reputazione di studioso rispettabile e scientifico, visto che nella fantasia popolare dell’epoca, l'Astrologia era già stata relegata a poco più di un gioco superstizioso praticato da ciarlatani senza scrupoli. Anche Ira Progoff, negli Stati Uniti, avvertì Jung che gli Americani non l'avrebbero preso sul serio se avesse approfondito il mondo astrologico.
Jung non ignorò questi avvertimenti e, in effetti, gli studi astrologici vennero apparentemente sostituiti da quelli sull’alchimia, almeno pubblicamente.
Così, a un osservatore casuale potrebbe apparire che, da qualche parte lungo il cammino, l'attenzione e la linea di indagine di Jung sia gradualmente cambiata nel corso degli anni per passare dall’astrologia alla sua “sorella minore”, la ben più oscura alchimia.
In effetti, alla fine, Jung dedicò tre grandi volumi di opere ai simboli alchemici in riferimento allo sviluppo della psiche umana e alla sua individuazione, ma è bene tenere presente che l’astrologia e l’alchimia sono in realtà strettamente legati. Gli alchimisti del Rinascimento, infatti, avevano un’approfondita conoscenza della disciplina astrologica oltre che dell’alchimia ed inoltre la scrittura alchemica era satura di costanti riferimenti a immagini e simbolismi astrologici. L’astrologia però, come abbiamo visto, portava inevitabilmente con sé un carico di superstizioni e profondi pregiudizi al contrario dell’alchimia che, nel ventesimo secolo, appariva incontaminata e pura.
Molti studiosi ritengono che la necessità di mantenere una certa reputazione abbia pesato sulle scelte di Jung facendogli preferire lo studio approfondito dell'Alchimia, della quale poteva scrivere senza problemi, a quello dell’Astrologia.
In realtà, Jung non abbandonò mai l’Astrologia, come dimostrano due importanti lettere scritte rispettivamente nel 1947 e nel 1958. Nella prima lettera, da lui indirizzata all’astrologo indiano BV Raman il 6 settembre del 1947, Jung scrive:
"Poiché volete sapere la mia opinione sull’Astrologia, vi posso dire che mi interesso a questa particolare attività della mente umana da oltre 30 anni. Dal momento che sono uno psicologo, sono principalmente interessato alla capacità dell’oroscopo di fare luce su certe complicazioni del carattere. Nei casi di difficile diagnosi psicologica, sono solito servirmi di un oroscopo per avere un ulteriore punto di vista da un angolo completamente diverso. Devo dire che molto spesso i dati astrologici hanno chiarito alcuni punti che altrimenti non sarei stato in grado di capire. Grazie a queste esperienze, sono del parere che l'Astrologia sia di particolare interesse per lo psicologo, poiché contiene una sorta di esperienza psicologica che definirei 'proiettata': questo significa che troviamo i “fatti” psicologici come se fossero proiettati nelle costellazioni".
Jung intuì che, attraverso la comprensione dei simboli che il nostro inconscio ci comunica con i sogni o grazie agli archetipi planetari nella nostra carta di nascita, è possibile prendere consapevolezza e dunque gestire in maniera diversa quelli che si manifestano come comportamenti automatici e ripetitivi. Lui stesso aveva detto: "La disposizione individuale è un fattore già evidente nell’infanzia; è innata e non viene acquisita nel corso di una vita”, ma il suo obiettivo era “curare” comportamenti disfunzionali per quanto innati fossero e così, grazie all’interpretazione dei simboli astrologici, il tema astrale poteva diventare una mappa unica dell’Anima individuale, capace di illuminare il rapporto tra la mente conscia e inconscia ed indicare la via del cambiamento e dunque della “guarigione”.
Alla fine nel 1958, appena due anni prima di morire, in un’altra lettera Jung ribadì l’importanza dell’Astrologia, senza dimenticare di sottolineare che ogni strumento intuitivo diventa utile solo se usato con intelligenza e versatilità. “Mentre studiavo l’Astrologia, l'ho applicata molte volte a casi concreti. ... La sperimentazione diventa enormemente suggestiva per una mente versatile, inaffidabile nelle mani di chi non ha fantasia e pericolosa nelle mani di un pazzo, come è sempre stato per i metodi intuitivi. Se usato in modo intelligente, l'esperimento è utile nei casi in cui si ha a che fare con una struttura non chiara. Spesso fornisce scoperte sorprendenti. Il limite più grande dell’esperimento è la mancanza di intelligenza e la tendenza mentale dell’osservatore a interpretare tutto alla lettera. ... Indubbiamente oggi l'Astrologia è fiorente come non mai in passato, ma è ancora esplorata in maniera insoddisfacente nonostante l'uso molto frequente che se ne fa. Si tratta di uno strumento utile solo se usato con intelligenza. Non è affatto infallibile e se usato da uno spirito razionalistico e ottuso può diventare fastidiosa”.
Altrove non mancò di lanciare un piccolo strale anche nei confronti di chi condannava l’Astrologia senza possibilità di appello, insinuando che tali detrattori stessero dando libero e inopportuno sfogo a potenti impulsi superstiziosi: “La verità è che c’è una fioritura dell’Astrologia come mai prima. Ci sono biblioteche di libri astrologici e riviste che vendono molto più delle migliori opere scientifiche. Gli Europei e gli Americani che fanno richiesta di consulenze astrologiche potrebbero essere contati non a centinaia o migliaia ma a milioni. Se una percentuale così grande della popolazione ha un bisogno insaziabile di questo polo in contrasto con lo spirito scientifico, possiamo essere certi che è la psiche collettiva di ogni individuo a farne richiesta in un grado così elevato. Un certo tipo di scetticismo "scientifico" e di criticismo tipici del nostro tempo non sono altro che una compensazione fuori luogo di impulsi potenti e superstiziosamente radicati nella psiche collettiva”.
Nessuno può dire con certezza fino a che punto Jung si servì dell’Astrologia. Di certo, contribuì a restituirgli quella dignità che in parte riflette un interesse umano che nessuna critica o pregiudizio millenario è mai riuscito a far tramontare.
L’immagine stessa di Carl Jung nella nostra psiche potrebbe risuonare oggi con l'archetipo del “Vecchio Saggio”. Ci indica direzioni precise, quasi a dire: "Guardate il Mandala, guardate l'Alchimia, guardate i vostri sogni, guardate le immagini nel vostro inconscio e nell'inconscio collettivo, guardate l'Astrologia se volete capire davvero chi siete”.
Jung non è stato un uomo perfetto o un insegnante, era un prodotto del suo tempo e della sua cultura, eppure è stato abbastanza saggio da riconoscere che l’Astrologia “non è mera superstizione” e che anzi, a una mente versatile e intelligente, ha molto da offrire nell’indagine di quel mistero infinito che si chiama Anima.